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IL PENSIERO CHE GUARISCE
TESI DI LAUREA DI GIUSEPPE CALLIGARIS
"L'infermo che ha chiamato il medico in suo aiuto, non si preoccupa di indagare se l'uomo dell'arte a cui ha ricorso abbia conosciuta la malattia che lo tormenta, se gli abbia suggerito il medicamento migliore, se per sua scienza conosca la natura intima di tutti i fenomeni morbosi e se sappia il modo in cui agirà la medicina data per toglierli o per attenuarli egli domanda una sola cosa: di guarire.
Questa è l'unica e sempre uguale preghiera che s'innalza da quelli che un morbo acuto e violento ha d'un tratto incatenati nella immobilità del dolore, e da quegli altri tutti non meno numerosi e non sempre meno infelici che portano seco il germe di un qualche invisibile male, non conosciuti e non compianti, in mezzo agli uomini, nel travaglio della vita comune. E chi ha veduto una sola volta il gesto disperato di una povera mano stanca, e chi ha udito una sola volta la voce straziante quantunque appena intelligibile di un morente che domanda soccorso quasi del di là della vita, potrà comprendere se ben merita che degli uomini volonterosi consumino la loro esistenza in mezzo alle storte e ai filtri, chini sui libri o sui microscopi, sopra i letti dei malati o sopra le tavole fredde dei cadaveri, con l'ultimo ed unico fine di imparar a guarire il male, quando non è stato possibile di prevenirlo. Infatti non si può dire che a questo risultato non si tenda in tutti i modi possibili, quando si pensi ai nuovi preparati che la farmacopea ci fabbrica continuamente, ed a tutti i mezzi terapeutici che si vengono di giorno in giorno escogitando: tanto che al medico balzato d'un colpo dalla scuola nell'esercizio della sua professione, non si sa dire se più difficile riesca la conoscenza dei rimedi, o la scelta di uno fra i moltissimi. Pure, ad onta di questa quotidiana e sempre nuova fioritura terapeutica, quantunque siano nate e coltivate la farmacoterapia, la elettroterapia, la idroterapia, la massoterapia, la pneumoterapia, la sieroterapia, la opoterapia ecc., branche tutte nuove od antiche della materia medica, noi pensiamo che sia troppo negletta per non dire sconosciuta e misconosciuta una ultima: e questa è la psicoterapia, che se non supera ad una ad una tutte le sue sorelle, certo non è talvolta per sua virtù a nessuna di loro seconda. E di questo solo ci duole: che per affermarlo e proclamarlo ancora una volta, in vece nostra non vi abbia un uomo, la cui autorità fosse almeno eguale alla nostra convinzione.
La terapia psichica o psico-terapia, come la chiamò Hack Tuke, è molto antica. I sacerdoti dell'Egitto e quelli di Esculapio, non altrimenti che Pitagora e fra i suoi discepoli specialmente Apollonio da Tirano, non esercitavano, quantunque che inconsciamente, che la psicoterapia: cioè a dire valevansi del potere della immaginazione sopra i malati, quando li guarivano o tentavano di guarirli per mezzo delle pratiche religiose. Oltre che dagli antichi Egizi, i quali per essere sfuggiti alla morte offrivano in dono agli dei delle mani di bronzo (manus salutares), anche dagli Indiani e poi dai Romani era conosciuta la virtù medicatrice della mano ed il sopra ricordato Apollonio, che visse ai tempi di Cristo, ottenne guarigioni così portentose, che passò per un Dio ed ebbe anche delle statue in vita.
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Ovviamente questo non è che un piccolo estratto della Tesi di laurea di Giuseppe Caligaris, troppo lunga per trovare spazio su queste pagine.
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