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Le opere di Giuseppe Calligaris

G. Calligaris, "Le catene lineari del corpo"
G. Calligaris, "Le catene lineari del corpo e dello spirito"
G. Calligaris, "Le catene lineari secondarie del corpo e dello spirito"
G. Calligaris, "La fabbrica dei sentimenti sul corpo dell'uomo" - 1°, 2° e 3° volume
G. Calligaris, "Le meraviglie dell'autoscopia"
G. Calligaris, "Le meraviglie dell'eteroscopia"
G. Calligaris, "Telepatia e radio-onde cerebrali"
G. Calligaris, "Telepatia e telediagnosi"
G. Calligaris, "Le immagini dei vivi e dei morti richiamate dalle loro opere"
G. Calligaris, "L'universo rappresentato sul corpo dell'uomo"
G. Calligaris, "Il cancro"
G. Calligaris, "Malattie infettive"
G. Calligaris, "Nuove meraviglie del corpo umano"
G. Calligaris, "Nuove ricerche sul cancro"
G. Calligaris, "Le meraviglie della Metapsichica"
G. Calligaris, "Malattie mentali"
G. Calligaris, "La televisione degli Astri: la Luna"
G. Calligaris, "Il sistema motorio extrapiramidale" - 1°e 2° volume
G. Calligaris, "Le meraviglie della Metafisiologia"
G. Calligaris, "Delinquenza, malattia mentale"

Per informazioni: E-mail: info@vega2000.it

Chi era Giuseppe Calligaris
Il pilastro che regge tutte le ricerche e le teorie elaborate ed enunciate da Giuseppe Calligaris è sintetizzabile in un’unica, semplice frase “L’essere umano è costituito da corpo, mente ed anima. Questa triplice essenza è riflessa sulla sua pelle”.
Il collegamento che unisce queste tre componenti è percorribile in ogni direzione e le ripercussioni di un malessere fisico, di un problema psico/emotivo o di uno squilibrio energetico si possono rintracciare in ogni “piano” dell’essere umano. Fin qui, probabilmente, non sto dicendo nulla di particolarmente nuovo, almeno per gli studiosi o appassionati di esoterismo e di medicine naturali. Ma la grande innovazione di Calligaris è che ha scoperto un’altra corrispondenza, come dicevo prima, la pelle, o meglio, una fitta rete di linee e placche che percorre la cute dell’uomo e attraverso la quale è possibile “leggere”, con la corretta interpretazione, le manifestazioni di corpo, mente e anima. Possiamo rilevare gli squilibri, siano essi a livello emotivo o psicologico, e operare in modo da riarmonizzare sentimenti e pensieri. E non soltanto attraverso i nostri universalmente riconosciuti cinque sensi…
Infatti, i collegamenti di cui ho parlato finora non costituiscono un insieme chiuso: l’uomo è in continuo rapporto con il mondo che lo circonda. I già citati cinque sensi, vista, udito, olfatto, gusto e tatto, hanno il preciso scopo di metterci in relazione con il mondo esterno, di consentirci di decifrarlo e di imparare a vivere nel miglior modo possibile. Ma il nostro universo non si esaurisce qui. Ci giungono costantemente percezioni e sensazioni che il nostro cervello non è perfettamente in grado di comprendere, interpretare e decodificare, come, invece, fa con le informazioni che gli giungono dagli altri sensi. Eppure da sempre si parla del “misterioso” sesto senso… L’essere umano, infatti, “sarebbe” in grado di collegarsi con gli altri esseri viventi e con l’energia che lo circonda. Dico “sarebbe” anche se, in realtà il condizionale non è indicato. Questa è una facoltà propria dell’uomo, “caduta”, purtroppo, in “disuso” e perciò sempre più affievolita, da ciò deriva una maggior difficoltà d’uso e una meno immediata comprensione dei suoi segnali.
Prendiamo ora, per esempio, un non vedente e cerchiamo di fargli capire con belle e precise parole che cosa significa vedere, descriviamogli un paesaggio, una casa, un tramonto, per quanti sforzi faremo egli non potrà capire di che cosa stiamo parlando, dimostrerà incredulità, rifiuto o, nella migliore delle ipotesi, la reazione finale potrà essere un parto della fantasia (un’interpretazione arbitraria di un senso che non fornisce le informazioni che dovrebbe).
Sperare di far capire a chi non è avvezzo ad utilizzare i sensi “sottili”, come la facoltà di trasmettere il pensiero, individuare un oggetto al di fuori della portata del “senso-vista”, captare l’energia cosmica o personale, riconoscere i propri malesseri e cercare di autocurarli, è ancora più difficile.
L’esempio, in realtà, non calza a pennello, perché questi nostri sensi “extrasensoriali”, non sono paragonabili alla vista del non vedente… Questi sensi sono funzionanti, ma nessuno ce l’ha detto e nessuno ci ha insegnato ad usarli e, ancora, quando qualcuno ne parla o li sperimenta casualmente si tenta, di solito, di metterlo a tacere ridicolizzandolo. Le stesse “istituzioni”, che si vada dalla Chiesa, allo Stato, alle varie organizzazioni, pur sapendo ben di più di ciò che lasciano trapelare, hanno sempre mistificato tali capacità dell’essere umano. Ora, questa non è certo la sede per polemizzare, ma dobbiamo immaginarci di imparare ad usare questi sensi come se fossimo bambini che devono imparare a camminare.
Ricordandoci sempre che le potenzialità dell’uomo sono infinitamente superiori a quelle utilizzate nella vita di ogni giorno!
Sotto questo punto di vista, le scoperte di Calligaris si rivelano straordinarie. Infatti, stimolando adeguatamente alcuni punti sensibili sulla superficie cutanea è possibile aiutare il risveglio di tali facoltà e, in seguito, incrementarle e ottimizzarle.
La ricerca in tal senso di Giuseppe Calligaris è durata tutta la vita e non ha mai trovato la fine…

Il pilastro che regge tutte le ricerche e le teorie elaborate ed enunciate da Giuseppe Calligaris è sintetizzabile in un’unica, semplice frase “L’essere umano è costituito da corpo, mente ed anima. Questa triplice essenza è riflessa sulla sua pelle”.
Il collegamento che unisce queste tre componenti è percorribile in ogni direzione e le ripercussioni di un malessere fisico, di un problema psico/emotivo o di uno squilibrio energetico si possono rintracciare in ogni “piano” dell’essere umano. Fin qui, probabilmente, non sto dicendo nulla di particolarmente nuovo, almeno per gli studiosi o appassionati di esoterismo e di medicine naturali. Ma la grande innovazione di Calligaris è che ha scoperto un’altra corrispondenza, come dicevo prima, la pelle, o meglio, una fitta rete di linee e placche che percorre la cute dell’uomo e attraverso la quale è possibile “leggere”, con la corretta interpretazione, le manifestazioni di corpo, mente e anima. Possiamo rilevare gli squilibri, siano essi a livello emotivo o psicologico, e operare in modo da riarmonizzare sentimenti e pensieri. E non soltanto attraverso i nostri universalmente riconosciuti cinque sensi…
Infatti, i collegamenti di cui ho parlato finora non costituiscono un insieme chiuso: l’uomo è in continuo rapporto con il mondo che lo circonda. I già citati cinque sensi, vista, udito, olfatto, gusto e tatto, hanno il preciso scopo di metterci in relazione con il mondo esterno, di consentirci di decifrarlo e di imparare a vivere nel miglior modo possibile. Ma il nostro universo non si esaurisce qui. Ci giungono costantemente percezioni e sensazioni che il nostro cervello non è perfettamente in grado di comprendere, interpretare e decodificare, come, invece, fa con le informazioni che gli giungono dagli altri sensi. Eppure da sempre si parla del “misterioso” sesto senso… L’essere umano, infatti, “sarebbe” in grado di collegarsi con gli altri esseri viventi e con l’energia che lo circonda. Dico “sarebbe” anche se, in realtà il condizionale non è indicato. Questa è una facoltà propria dell’uomo, “caduta”, purtroppo, in “disuso” e perciò sempre più affievolita, da ciò deriva una maggior difficoltà d’uso e una meno immediata comprensione dei suoi segnali.
Prendiamo ora, per esempio, un non vedente e cerchiamo di fargli capire con belle e precise parole che cosa significa vedere, descriviamogli un paesaggio, una casa, un tramonto, per quanti sforzi faremo egli non potrà capire di che cosa stiamo parlando, dimostrerà incredulità, rifiuto o, nella migliore delle ipotesi, la reazione finale potrà essere un parto della fantasia (un’interpretazione arbitraria di un senso che non fornisce le informazioni che dovrebbe).
Sperare di far capire a chi non è avvezzo ad utilizzare i sensi “sottili”, come la facoltà di trasmettere il pensiero, individuare un oggetto al di fuori della portata del “senso-vista”, captare l’energia cosmica o personale, riconoscere i propri malesseri e cercare di autocurarli, è ancora più difficile.
L’esempio, in realtà, non calza a pennello, perché questi nostri sensi “extrasensoriali”, non sono paragonabili alla vista del non vedente… Questi sensi sono funzionanti, ma nessuno ce l’ha detto e nessuno ci ha insegnato ad usarli e, ancora, quando qualcuno ne parla o li sperimenta casualmente si tenta, di solito, di metterlo a tacere ridicolizzandolo. Le stesse “istituzioni”, che si vada dalla Chiesa, allo Stato, alle varie organizzazioni, pur sapendo ben di più di ciò che lasciano trapelare, hanno sempre mistificato tali capacità dell’essere umano. Ora, questa non è certo la sede per polemizzare, ma dobbiamo immaginarci di imparare ad usare questi sensi come se fossimo bambini che devono imparare a camminare.
Ricordandoci sempre che le potenzialità dell’uomo sono infinitamente superiori a quelle utilizzate nella vita di ogni giorno!
Sotto questo punto di vista, le scoperte di Calligaris si rivelano straordinarie. Infatti, stimolando adeguatamente alcuni punti sensibili sulla superficie cutanea è possibile aiutare il risveglio di tali facoltà e, in seguito, incrementarle e ottimizzarle.
La ricerca in tal senso di Giuseppe Calligaris è durata tutta la vita e non ha mai trovato la fine…

Facendo un passo indietro, tracciamo un breve ritratto della vita dello studioso.
Nato a Forni di Sotto, in provincia di Udine, il 29 ottobre 1876, Calligaris era figlio di un medico condotto operante nell’Alta Valle del Tagliamento che, in quell’epoca, era “terra di frontiera”, da non molti anni appartenente al Regno d’Italia. E “di frontiera”, si rivelerà, in seguito, anche il pensiero dello studioso.
Anche ammettendo la forte influenza della tradizione familiare sulla scelta dell’indirizzo di studi del giovane Calligaris, indubbiamente non si può escludere una fortissima vocazione per la medicina, né si può negare che, già allora, la sua mente fosse fortemente innovativa. Infatti, nel 1901, Calligaris si laureò a Bologna discutendo una tesi estremamente insolita: “Il pensiero che guarisce”.
Evidentemente, il nostro personaggio non aveva nessuna intenzione di lasciarsi incatenare la mente dalle teorie più classiche e consolidate. Infatti, leggendo il suo primo scritto, si comprende come abbia fin da subito riconosciuto la fortissima influenza degli stati di malessere psicologico sulle condizioni di salute fisica. In altre parole il legame psico-cerebro-viscero-cutaneo stava già prendendo forma senza, però, avere ancora il supporto della sperimentazione.
Soltanto un anno più tardi, Calligaris si trasferì nella Capitale per assumere l’incarico di assistente del professor Mingazzini, direttore dell’Istituto di Neuropatologia dell’Università di Roma ed ottenere, pochi anni più tardi, una propria cattedra come docente.
Nel 1909, quindi a soli 32 anni, fu nominato segretario del primo Congresso dei Neurologi italiani e, nello stesso anno, pubblicò il primo libro dal titolo “Le mieliti sperimentali”.
Dopo questo brillante inizio, la sua carriera sembrò diventare ancora più promettente quando, ritornato in Friuli, fondò con l’aiuto del padre una clinica per malattie nervose.
Ma, per quanto brillante e dotato di intuizioni, l'uomo non può sfuggire alle condizioni storiche e politiche della sua epoca e Calligaris si trovò ben presto a vestire la divisa di Capitano Medico per prestare la propria opera durante il lungo Primo Conflitto Mondiale.
Abituato ad annotare tutte le sue esperienze, dalla sua vita militare nacque l’unico libro non strettamente scientifico partorito dalla sua penna “Un Medico e la guerra”. Il volume, che fu pesantemente criticato per l’analisi “clinico-pacifista” degli eventi bellici e per la crudezza del giudizio rivolto a chi scaricava le proprie ansie e frustrazioni in una violenza ingiustificata, segnò l’inizio dei suoi contrasti con la collettività.
Ma il danno più pesante inflittogli dalla Guerra, oltre alla “perdita” di cinque anni di ricerche, fu la distruzione della clinica e di quasi tutto il materiale di studio in essa contenuto. Durante l’invasione del Friuli da parte dell’esercito Austriaco, infatti, la clinica era stata requisita e, poco prima della ritirata, completamente devastata.
Tutt’altro che prostrato da tali vicissitudini, Calligaris, riprese il proprio lavoro con immutato vigore e, nel 1927, consegnò alla stampa il libro in due volumi “Il Sistema Motorio Extrapiramidale” che fu adottato per lungo tempo come testo nelle Facoltà di Medicina.
Da qui in poi, la successione delle sue opere fu rapidissima e, nell’arco di sedici anni, sfornò numerose migliaia di pagine di testo raccolte in oltre venti volumi.
Via, via che le sue teorie venivano divulgate in libreria, nei convegni e tramite le riviste specializzate, cresceva, però, l’ostracismo da parte dei vertici della medicina accademica fino a portare ad una sorta di "processo inquisitorio” dello studioso ed alla distruzione sistematica di quasi tutte le copie rintracciabili dei suoi libri.
La sua scomparsa, nel 1944, non fu mai seguita, in Italia, dalla meritata riabilitazione, neppure dal momento in cui l’influenza della psiche sui disturbi fisici è diventata innegabile. In compenso in Russia, in Germania, in Austria e in molti altri Paesi le sue teorie sono state analizzate seriamente e hanno trovato il loro spazio nell’universo medico.
Una frase estremamente illuminante a proposito di Calligaris è la seguente, tratta dalla dedica del suo libro "Telepatia e radio-onde cerebrali" (pubblicato postumo): “… il labirinto delle Catene Lineari del corpo e dello spirito, nel quale mi aggiro da tanti anni, rinchiuso prigioniero insieme con i miei critici, non è altro che un circuito oscillante delle irradiazioni dell'Universo…”.
Risulta, quindi, di estrema importanza il collegamento con quell'Energia Universale di cui l'Uomo è utilizzatore superficiale e poco cosciente.
Un’ultima considerazione è che, verso la fine della sua esistenza, lo studioso aveva perfettamente preso coscienza di aver aperto una strada che richiedeva qualcuno che, in futuro, proseguisse le ricerche. Un'eredità che non sembra aver lasciato direttamente a nessuno.

Sporadici e isolati personaggi hanno ripreso, di volta in volta, in mano gli studi di questo straordinario medico e scienziato che risulta però, in Italia, ancora poco conosciuto e appannaggio di una ristretta nicchia di persone volenterose e dalle idee aperte e innovative.
L’Associazione Culturale Vega sta cercando da anni di non lasciare cadere questa eredità e, anzi, di portare avanti sperimentazioni, ricerche e tutti i possibili sviluppi che queste scoperte hanno avviato o reso possibile. Ma non soltanto, l’intento è anche quello di divulgare le tecniche e rendere accessibile a molti una conoscenza che fino ad oggi è stata di pochi. Proprio per questo negli ultimi anni l’Associazione Vega, nelle persone di Flavio Gandini e Samantha Fumagalli, sta tenendo conferenze e corsi.
Il risultato pratico ottenibile con la partecipazione al corso di “Primo Livello” è che i partecipanti vengono messi in condizione di operare autonomamente superando gli scogli derivanti dalla complessità dell’approccio alla materia. Vengono date indicazioni pratiche per le prime indagini e i primi trattamenti di riequilibrio, con esercitazioni per imparare a “guidare” una seduta di auto-indagine e auto-stimolazione delle catene lineari, nonché per iniziare a sperimentare anche su altri soggetti.
Chi, poi, sarà interessato a proseguire potrà migliorare la propria tecnica affrontando i livelli successivi di preparazione che potranno portare, infine, gli interessati a scegliere la propria specializzazione.
Quante e quali sono, infatti, le possibili strade aperte da Calligaris con la sua precisa e scientifica mappatura del corpo umano?
Moltissime. Riequilibrio psichico ed emotivo, autoindagini, indagini dei disturbi di terzi, miglioramento delle facoltà radiestesiche, contatto onirico con persone scomparse, trasmissione del pensiero, eccetera. Il tutto senza misteri o segreti e, tra l’altro, alla portata di chiunque. Gli unici elementi indispensabili sono l’impegno e tanta, tanta pratica. Non bisogna scoraggiarsi di fronte ai primi insuccessi, se si supereranno i primi, inevitabili, ostacoli i risultati non tarderanno a farsi vedere e a dare grandi soddisfazioni!
Un’ultima precisazione mi sembra doverosa: gli individui più “dotati”, i più sensibili, coloro che hanno già familiarità con i loro sensi più sottili saranno avvantaggiati, soprattutto all’inizio, da una probabile risposta più pronta ed evidente e potranno registrare una maggiore velocità di percorso, ma la strada è aperta a tutti!
Per i più “impegnati” ci sarà la possibilità di entrare a far parte di gruppi locali di ricerca e studio, per i più “pigri” quella di sottoporsi a sessioni individuali.



"Il pensiero che guarisce", Tesi di Laurea di Giuseppe Calligaris
"L'infermo che ha chiamato il medico in suo aiuto, non si preoccupa di indagare se l'uomo dell'arte a cui ha ricorso abbia conosciuta la malattia che lo tormenta, se gli abbia suggerito il medicamento migliore, se per sua scienza conosca la natura intima di tutti i fenomeni morbosi e se sappia il modo in cui agirà la medicina data per toglierli o per attenuarli egli domanda una sola cosa: di guarire.
Questa è l'unica e sempre uguale preghiera che s'innalza da quelli che un morbo acuto e violento ha d'un tratto incatenati nella immobilità del dolore, e da quegli altri tutti non meno numerosi e non sempre meno infelici che portano seco il germe di un qualche invisibile male, non conosciuti e non compianti, in mezzo agli uomini, nel travaglio della vita comune. E chi ha veduto una sola volta il gesto disperato di una povera mano stanca, e chi ha udito una sola volta la voce straziante quantunque appena intelligibile di un morente che domanda soccorso quasi del di là della vita, potrà comprendere se ben merita che degli uomini volonterosi consumino la loro esistenza in mezzo alle storte e ai filtri, chini sui libri o sui microscopi, sopra i letti dei malati o sopra le tavole fredde dei cadaveri, con l'ultimo ed unico fine di imparar a guarire il male, quando non è stato possibile di prevenirlo. Infatti non si può dire che a questo risultato non si tenda in tutti i modi possibili, quando si pensi ai nuovi preparati che la farmacopea ci fabbrica continuamente, ed a tutti i mezzi terapeutici che si vengono di giorno in giorno escogitando: tanto che al medico balzato d'un colpo dalla scuola nell'esercizio della sua professione, non si sa dire se più difficile riesca la conoscenza dei rimedi, o la scelta di uno fra i moltissimi. Pure, ad onta di questa quotidiana e sempre nuova fioritura terapeutica, quantunque siano nate e coltivate la farmacoterapia, la elettroterapia, la idroterapia, la massoterapia, la pneumoterapia, la sieroterapia, la opoterapia ecc., branche tutte nuove od antiche della materia medica, noi pensiamo che sia troppo negletta per non dire sconosciuta e misconosciuta una ultima: e questa è la psicoterapia, che se non supera ad una ad una tutte le sue sorelle, certo non è talvolta per sua virtù a nessuna di loro seconda. E di questo solo ci duole: che per affermarlo e proclamarlo ancora una volta, in vece nostra non vi abbia un uomo, la cui autorità fosse almeno eguale alla nostra convinzione.
La terapia psichica o psico-terapia, come la chiamò Hack Tuke, è molto antica. I sacerdoti dell'Egitto e quelli di Esculapio, non altrimenti che Pitagora e fra i suoi discepoli specialmente Apollonio da Tirano, non esercitavano, quantunque che inconsciamente, che la psicoterapia: cioè a dire valevansi del potere della immaginazione sopra i malati, quando li guarivano o tentavano di guarirli per mezzo delle pratiche religiose. Oltre che dagli antichi Egizi, i quali per essere sfuggiti alla morte offrivano in dono agli dei delle mani di bronzo (manus salutares), anche dagli Indiani e poi dai Romani era conosciuta la virtù medicatrice della mano ed il sopra ricordato Apollonio, che visse ai tempi di Cristo, ottenne guarigioni così portentose, che passò per un Dio ed ebbe anche delle statue in vita.
....."

Ovviamente questo non è che un piccolo estratto della Tesi di laurea di Giuseppe Caligaris, troppo lunga per trovare spazio su queste pagine.
"Il Pensiero che Guarisce" è disponibile in formato PDF scaricabile gratuitamente da questa pagina

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Roberto Volterri e Bruno Ferrante

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©A.C.S.D. Vega