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RIFLESSOLOGIA DELLA MEMORIA
Riflessologia della memoria La più potente tecnica per liberarsi da paure e condizionamenti legati al passato
di Samantha Fumagalli e Flavio Gandini
Edizioni Il Punto d'Incontro
- Euro 11,90 - ISBN 978-88-8093-644-2 - Prima edizione novembre 2009
Per acquistarlo: DISPONIBILE ANCHE IN VERSIONE E-BOOK

Un manuale pratico che offre preziose chiavi d’accesso al mondo dell’inconscio e della memoria, una guida arricchita da racconti di esperienze reali e da numerose illustrazioni.
I fantasmi del passato (ricordi dolorosi, traumi, legami mai risolti) procurano sofferenza e limitano la piena espressione del nostro potenziale. Diventano dei blocchi energetici che ci tengono intrappolati al passato e condizionano le nostre scelte, rendendoci inconsapevoli del nostro presente e impedendoci di riconoscere le opportunità che la vita ci porge in ogni istante. “Ricapitolare” la propria storia personale ci consente di attivare la liberazione da paure e condizionamenti, per diventare autori e protagonisti della nostra vita.
Grazie alla potente tecnica della Riflessologia della Memoria© e della Dinamica del Ricordo© potremo:
o Individuare le porte del tempo riflesse sul corpo
o Rivisitare lo spazio/tempo in cui è accaduto qualcosa che ha lasciato un segno dentro di noi
o Rielaborare il vissuto
o Scaricare le cariche emozionali
o Sciogliere i legami con il passato
o Individuare le Placche delle Età e le loro posizioni
o Comprendere la Dermoriflessologia®

Disponibile in libreria oppure chiedere informazioni all'Associazione Vega: info@vega2000.it, 3357065167



UN ASSAGGIO DEL LIBRO...
Introduzione

L’uomo è un essere misterioso

L’uomo e la donna sono esseri misteriosi chiamati a dimorare su un mondo altrettanto strano e misterioso. Un mondo che fa parte di un Universo per lo più sconosciuto, un luogo indefinito nello spazio e nel tempo infinito.
Questa riflessione può apparire strana. Eppure se ci soffermassimo a pensare al mistero della vita, al percorso che ognuno è chiamato a compiere sulla Terra, ci apparirebbe subito evidente quanto poco sappiamo delle reali cause che muovono il Tutto.
Le domande sono antiche. Che cos’è l’essere umano? Da dove viene? Perché si trova immerso in questa esperienza che chiamiamo vita? E cos’è veramente la vita?
Perché nasciamo, amiamo, proviamo gioia e dolore, ci ammaliamo e moriamo?
E quando quella che conosciamo come morte sopraggiunge, che cosa ci accade? Dove andiamo e cosa diventiamo? Continuiamo a esistere o ci dissolviamo per sempre?
Filosofia, teologia, religione. Tante scienze e tanti sforzi per cercare di trovare delle risposte. Ma sono risposte di uomini a interrogativi di uomini!
E’ come se un bambino chiedesse a un altro bambino com’è la vita degli adulti. La risposta sarebbe una mera supposizione…
Tutto sommato la cosa più saggia che possiamo fare è quella di continuare a considerare la vita come un grande mistero e cercare di penetrare nel mistero. Vivere penetrando il mistero…
Domande e risposte sono solamente tentativi per accontentare la mente, ma la mente non può penetrare il mistero. Non ci sono parole per descrivere veramente il mistero della vita, si può soltanto sperimentare e sentire con la nostra essenza profonda.
In fondo, navighiamo in un mare di ipotesi e congetture e ci affidiamo ai nostri poveri sensi fisici per interpretare una realtà che non sappiamo nemmeno quanto sia reale.
E pensiamo, riflettiamo, studiamo, ma quanto è reale un pensiero?
Come già dissertavano i filosofi greci: è più reale un oggetto o il pensiero dell’oggetto stesso?
E’ più reale, per esempio, una mela o il pensiero della mela?
Molti sorridendo penseranno che la risposta sia scontata: la mela è reale!
Ma da dove arriva questo frutto? E che cos’è veramente la mela senza un osservatore che la vede, la riconosce e le attribuisce le proprietà che pensa le appartengano?
Una mela, allora, potrebbe essere semplicemente una concentrazione di energia, in perenne mutamento, frutto dell’albero che la porta, fonte di energia per altre forme di energia, destinata in breve tempo a trasformarsi. La mela è dunque una realtà istantanea che perde ogni concretezza oggettiva prolungando il periodo di osservazione. La mela è, per estremo, un’entità variabile in funzione del tempo.
Se non fossimo in grado di guardare alla mela nei termini consueti ben poco sapremmo di questo prezioso frutto.
Non è, allora, il pensiero della mela altrettanto reale del frutto stesso?
E il ricordo? Che cosa ne sarebbe delle cose che pensiamo di conoscere se non potessimo contare sulla memoria che abbiamo di esse?
Tutto il nostro mondo si fonda sulla percezione e sul ricordo che noi abbiamo di esso e sulla conseguente rappresentazione interna.
La realtà diviene così reale soltanto nel momento in cui noi le attribuiamo determinate caratteristiche e valori. La realtà, in certo qual modo, si crea nel momento stesso in cui l’uomo pone la sua attenzione su di essa.
“… l’uomo è indispensabile al compimento della creazione; anzi egli è addirittura il secondo creatore del mondo, colui che solo ha dato al mondo un’esistenza obiettiva, senza la quale esso, non sentito, non visto, silenziosamente nutrendosi, dando nascita e morte, facendo muovere teste per centinaia di milioni di anni, sarebbe precipitato nella profondissima notte del non-essere, verso una fine indistinta. La coscienza umana ha creato l’esistenza obiettiva e il significato, e così l’uomo ha trovato il suo posto indispensabile nel grande processo dell’essere.”

Carl Gustav Jung

Bellissimo, e quanto mai pertinente, questo pensiero di Jung tanto che, dopo averlo incontrato leggendo i suoi illuminanti scritti, non abbiamo potuto fare a meno di porlo in evidenza.
Ben più di quanto crediamo dipende dal nostro modo di vedere e di pensare.
Per questo motivo nella vita non possiamo affidarci unicamente ai nostri cinque sensi fisici, ma dobbiamo diventare coscienti della potenza del pensiero e delle possibilità di altri organi sensori in grado di percepire molto di più.
Per trovare le risposte alle domande che ci siamo appena posti abbiamo bisogno di trascendere il piano strettamente fisico!
Questo è l’unico modo per valicare l’ostacolo dei limiti umani. Limiti che sono confini auto-imposti inerenti la vita terrena, ma noi apparteniamo a una realtà molto più estesa… una forza infinita.
Un uomo strettamente racchiuso nelle sue vesti materiali e in una rigida razionalità è inevitabilmente limitato nel cogliere l’essenza metafisica della vita.
Ma chiunque può oltrepassare questi confini perché racchiude in sé, latente o assopita, la conoscenza universale, la forza creatrice, una scintilla divina. L’uomo, non dovrebbe mai dimenticarlo, è parte dell’infinita Forza creatrice e, a un livello profondo, conserva la memoria di questa sua essenza. Senza tale memoria inconscia, probabilmente, egli non sentirebbe neanche nascere in sé l’esigenza di porsi e trovare risposta a certe basilari domande esistenziali.
Più o meno sporadicamente riaffiorano alla coscienza barlumi di ricordo e gli uomini formulano domande nel tentativo di inseguire e recuperare le loro memorie ancestrali. Nel corso della ricerca si riscoprono territori meravigliosi che erano rimasti avvolti dalla nebbia nell’oblio.
E si riscoprono veramente! Perché non si tratta tanto di esplorare per la prima volta, quanto di ricordare, recuperare antiche conoscenze, risvegliare la memoria assopita… Cerchiamo nei ricordi un po’ come facciamo con le immagini della realtà fisica… Pensiamo di aver dimenticato, ma poi ritroviamo dentro di noi, per esempio, alcuni episodi di quando eravamo bambini oppure prende forma nella nostra mente quel particolare paesaggio osservato durante quella splendida vacanza…
Qualcosa di simile, possiamo dire, si verifica per le conoscenze soprasensibili: si rammentano esperienze che oltrepassano i confini della solida realtà tangibile e così le si possono descrivere ad altre persone che, a loro volta, le avevano solamente scordate.
Abbiamo semplicemente dimenticato: dobbiamo risvegliarci e ricordare.
Per compiere questo lavoro è necessario affidarsi a quella parte di noi che sa e che possiamo chiamare il Sé superiore.
Ma la scintilla illuminante ha bisogno di essere cercata, riconosciuta e tenuta desta per evitare di ripiombare nel buio di un’esistenza limitata.
Per gli esseri incarnati, la vita rappresenta per lo più un’incognita e non lascia trapelare i suoi segreti che tramite fugaci barlumi. Saltuarie luci che rischiarano il pensiero e la comprensione per poi lasciarli ripiombare nelle tenebre dell’ignoranza.
Attraverso queste effimere schiarite si intravede un certo senso dell’esistere, una sorta di percorso, ma la trama del Grande Disegno rimane per lo più ignota.
L’uomo impara, quindi, molto presto che, se vuole vivere tranquillo, è meglio che non si ponga troppe domande. Per trascorrere una vita “serena”, senza tarli, nevrosi o follie egli deve mettere a tacere quegli incomodi quesiti che non farebbero altro che alterare pericolosamente il suo delicato equilibrio psicofisico.
Per tutti quelli che come noi, nonostante i ripetuti tentativi, non sono riusciti a ridurre al silenzio quello scomodo personaggio interiore, inizia un lungo e tortuoso cammino che forse non terminerà mai.
Decisamente fastidioso, partire per un viaggio del quale non conosciamo la durata e nemmeno la destinazione!
Spesso, però, la partenza non è cosa che si decida a mente fredda seduti a tavolino, bensì assomiglia di più a una spinta interna, un’intima esigenza, e prima di rendersene conto ci si trova già sulla strada…
Alcune volte il percorso è talmente accidentato che si farebbe volentieri dietro-front, ma altre volte ci si imbatte in esperienze così interessanti da rendere impensabile l’idea di rinunciare.
Gioie e dolori fanno parte della vita di ognuno, non siamo mai al riparo da brutte sorprese, neanche quando chiudiamo occhi e orecchie alle turbolente richieste dell’Anima. Vale, allora, davvero la pena tirare avanti con la testa china oppure conviene intraprendere il sentiero della ricerca che rende la vita un’avventura ancora più affascinante?
La fatica che dobbiamo fare per non porci troppe domande non è forse la medesima alla quale ci sottoponiamo quando cerchiamo le risposte?
Tanto vale, a questa stregua, indirizzare i nostri sforzi verso la ricerca e oltrepassare i confini di quella che chiamiamo comunemente realtà!
In questo modo, la vita stessa acquista un sapore totalmente nuovo, si impara a non dare nulla per scontato e, così facendo, si scopre la meraviglia di vedere il mondo attraverso gli occhi di un bambino che non smette mai di stupirsi…
C’è un passaggio di una bella canzone di un nostro cantautore, Francesco Guccini, che esprime in maniera artistico-poetica proprio questa trasfigurazione del mondo attraverso una visione più fantastica della realtà. Nel brano, Don Chisciotte spiega al suo fedele scudiero Sancho come e perché abbia deciso di vivere in maniera avventurosa sotto i dettami del cuore piuttosto che conformarsi al credo dei più. A noi è parso un bel modo di comunicare, con poche parole, un pensiero così intenso:

“Sancho ascoltami ti prego, sono stato anch’io un realista,
ma ormai oggi me ne frego e anche se ho una buona vista
l’apparenza delle cose come vedi non m’inganna
preferisco le sorprese di quest’anima tiranna
che trasforma coi suoi trucchi la realtà che hai lì davanti,
ma ti apre nuovi occhi e ti accende i sentimenti.
Prima d’oggi mi annoiavo e volevo anche morire,
ma ora sono un uomo nuovo che non teme di soffrire.”
Tratto da Don Chisciotte di Francesco Gucci

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